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Snowpiercer, recensione in anteprima della nuova serie Netflix (No Spoiler)
Grazie a Netflix abbiamo potuto vedere in anteprima i cinque episodi della serie 'Snowpiercer', che arriverà in Italia il prossimo 25 Maggio e che è ispirata al film omonimo di Bong Joon Ho, il regista di 'Parasite'.
di Erika Pomella / 21.05.2020 Voto: 8/10
Era il 2013 quando il regista coreano Bong Joon-Ho, premio oscar per Parasite, portò sul grande schermo la trasposizione cinematografica de Le Transperceneige. Snowpiercer, con un cast guidato da Chris Evans e Jamie Bell, raccontava di una realtà distopica in cui il mondo era caduto in un inverno perenne, in cui i pochi superstiti dell'umanità avevano trovato rifugio su un treno in moto perenne.
All'interno della locomotiva l'esistenza dei passeggeri procedeva con la stessa distinzione sociale che caratterizzava il mondo prima della tragedia. Quindi, se da una parte c'erano i passeggeri della prima classe che avevano più o meno tutti i comfort, i passeggeri del fondo, l'ultima carrozza dello Snowpiercer, dovevano combattere ogni giorno per sopravvivere.
Un mondo diviso in classi sociali, tra ricchi e potenti contro poveri e sfortunati, che viene riproposto nella nuova serie Netflix creata da Greame Manson e Josh Friedman e che in Italia arriverà il prossimo 25 Maggio. Grazie a Netflix abbiamo avuto l'opportunità di vedere in anteprima cinque dei dieci episodi che compongono la prima stagione. Ecco quello che ne pensiamo finora.
Snowpiercer, la trama della serie TV
Come detto, il mondo è stato sferzato da una sorta di Era Glaciale, che ha reso impossibile la sopravvivenza. L'unica possibilità di continuare a vivere è avere un biglietto per salire a bordo dello Snowpiercer. O, in alternativa, cercare di assaltarlo.
È così che sono saliti al bordo i passeggeri del Fondo, l'ultima carrozza dove dei passeggeri clandestini vivono ammassati gli uni sugli altri, sempre alla mercé delle guardie che portano loro cibo razionato e non sembrano inclini ad ottemperare alle loro richieste.
Questo equilibrio soverchiante, però, viene meno quando Melanie Cavill (Jennifer Connelly), voce dello Snowpiercer e non solo, ciama dal fondo il detective Layton (Daveed Diggs) affinché indaghi su un omicidio che ha avuto luogo sul treno.
Da questo momento in poi per l'ex detective e abitante del Fondo inizierà un viaggio attraverso i molti volti dello Snowpiercer, scoprendo traffici e misteri che potrebbero metterlo in pericolo.
Snowpiercer, un viaggio incredibile
La prima cosa che salta all'occhio, già dalla prima sequenza che caratterizza la nuova serie Netflix dedicata a Snowpiercer, è la grande cura tecnica. Il risultato di una continua ricerca alla perfezione del dettaglio fa sì che lo spettatore si trovi in un mondo che non risulta solo verosimile pur nel suo appartenere alla sfera della fiction distopica, ma che soprattutto rappresenta una sorpresa continua.
Proprio come il protagonista, anche lo spettatore avanza per il treno senza sapere cosa ci sarà da aspettarsi nella carrozza seguente, quale altra invenzione impossibile sarà stata realizzate sotto le lamine di un treno che viaggia da sette anni e che, nonostante l'aurea di perfezione, nasconde crepe e angoli marci.
Allo stesso tempo la trama, che man mano si dipana come una proverbiale bambola russa che nasconde parti del proprio volto, fa sì che le svolte e i colpi di scena vengano rese con una forza estetica che riempie lo schermo e lascia senza fiato. Anche nelle sequenze più violente, quelle dove il sangue schizza ovunque o, peggio ancora, vengono messe in scena altri modi di torturare i più deboli, c'è sempre una resa plastica ed estetica che da la sensazione di trovarsi davanti a un quadro in movimento.
Una trama originale
Senza dubbio la mossa più intelligente in questa operazione di trasposizione sul piccolo schermo, è stata quella di non rendere la serie tv di Snowpiercer una copia che seguisse pedissequamente la storia già vista (e amata) del film di Bong Joon-Ho. Perciò coloro che si avvicineranno a questo gioiello per il piccolo schermo aspettandosi la copia conforme di una storia che hanno già conosciuto e amato, probabilmente rimarranno delusi.
Per tutti gli altri, al contrario, c'è l'intelligenza di trasportare di nuovo il mondo distopico di Snowpiercer davanti gli occhi dello spettatore giocando con la sua curiosità nel creare una serie che aggiunge tasselli, invece di far leva sulle copie carboni. Perciò sebbene da un lato possa esserci la familiarità di trovarsi in un mondo di cui già si conoscono le divisioni e le caratteristiche, dall'altra c'è l'esaltazione per una storia che costruisce la tensione un poco alla volta, in una narrazione che sembra quasi voler rubare lo schema delle caccie al tesoro, dove il maggior tesoro a cui tendere è la verità.
La trama orizzonte della serie – che ruota intorno a droghe e omicidi – sembra voler omaggiare la tradizione del noir, trasportandolo però in un futuro ipotetico, acceso di lampi di colore, ma anche di sequenze che devono molto alla tradizione del cinema horror e/o splatter.
I temi di Snowpiercer
Come è facilmente intuibile anche solo leggendo la trama della serie TV, i temi principali di Snowpiercer riguardano la lotta alla sopravvivenza e, soprattutto, la divisione in classi sociali. Come è tradizione nell'ambito della migliore distopia, il mondo della serie è diviso in classi sociali, dove ci sono i più ricchi che non si curano delle condizioni dei più poveri e che continuano a perseverare negli sprechi senza nemmeno soffermarsi un momento a pensare come i loro sprechi potrebbero salvare la vita di coloro che hanno avuto la sfortuna di non nascere ricchi.
Il potere dittatoriale che caratterizza il genere di riferimento della serie è, in Snowpiercer, rappresentato dal Signor Wilford, un'entità che grava sulla testa dei passeggeri, un nome che da solo basta a placare conflitti e dubbi e che sembra funzionare alla stregua di una divinità, una nuova religione a cui si sottopongono coloro che non sanno più in cosa credere. Ma a differenza della tradizione, quest'entità che detiene tutto il potere decisionale non è un'ombra scura, che divora la luce e progetta distruzioni: almeno nei primi episodi, Wilford è un'entità benefica, qualcuno che conosce le risposte e verso cui non è difficile provare un sentimento di affetto e, soprattutto, riconoscimento.
Tra questi grandi temi, poi, trovano spazio anche tematiche più sotterranee, ma non per questo scontate: come l'illusione dell'ambizione, che è un male che affligge i nostri tempi. Quella tensione ad andare avanti, ad avere successo ad ogni costo, come se questo bastasse a portare tra le nostre dita un po' di felicità. Snowpiercer sembra suggerire che se butti tutti giù per arrivare in cima, alla fine la felicità sarà comunque un miraggio, perché non hai nessuna con cui condividerla. E la solitudine, infatti, è un tratto che caratterizza molto la storia dei personaggi, che in varie misure sono stati tutti colpiti da essa.
In conclusione
Dunque, dopo la visione dei primi cinque episodi della serie sembrano confermare l'hype che ruotava intorno all'arrivo di Snowpiercer su Netflix. La serie ha una resa tecnica che da sola vale la visione e la trama si dipana sul piccolo schermo con un ritmo volto a risvegliare la curiosità dello spettatore, spingendolo ancora di più ad entrare in empatia con i protagonisti. In questo senso un cenno finale va fatto alla grandiosa prova istrionica offerta da Jennifer Connelly, la cui bellezza, algida e spigolosa, sembra essere lo specchio perfetto per un mondo in cui sembra esserci spazio solo per l'apparenza.