Mafia Bunker - Caccia ai Boss racconta il mondo della lotta alla criminalità organizzata come mai affrontato prima d'ora. Su History martedì 16 aprile 2013.
Mafia Bunker – Caccia ai Boss è un viaggio esclusivo nel mondo sotterraneo della criminalità organizzata in onda su History martedì 16 aprile 2013 alle 21:00.
I boss della Camorra progettano nei minimi dettagli la propria latitanza per renderla compatibile con la gestione del comando. I comuni di Casapesenna, Casal di Principe e San Cipriano di Aversa si sono negli anni riempiti di telecamere piazzate dalle forze dell’ordine per controllare il territorio, ma per ciascuno di questi dispositivi, secondo gli inquirenti, ce ne sono almeno quattro montati dagli uomini dei clan.
I camorristi non lasciano niente al caso. I bunker non sono nascondigli improvvisati, ma vengono concepiti e costruiti prima dell’abitazione stessa. Secondo i magistrati, a Casal di Principe una casa su due dispone di un bunker. Anche la scelta del fiancheggiatore è sempre ben studiata. Si tratta nella maggior parte dei casi di soggetti incensurati, con redditi medio bassi, e negli ultimi anni, esperti nelle tecniche edilizie. Chi copre la latitanza spesso è anche colui che ha costruito il bunker.
L’Ndrancheta oggi rappresenta la più pericolosa organizzazione criminale in Italia, una delle più potenti al mondo. In Calabria sono attualmente operanti circa 155 clan che affiliano circa 6.000 persone dedite ad attività criminali, legate quasi sempre tra loro da vincoli familiari.
Nel 1991, in seno al Gruppo Operativo Calabria dell’Arma dei Carabinieri, è stato fondato lo Squadrone Eliportato Cacciatori di Calabria, che opera con compiti di contrasto alle attività della ‘ndrangheta.
In Calabria i bunker sono ovunque, decine e decine di rifugi costruiti in campagna, sotto stalle o pozzi, ma anche nei paesi. A Platì, piccolo comune in provincia di Reggio Calabria, nel giro di qualche anno sono stati ritrovati circa 10 bunker, tra questi anche uno ricavato dentro un forno. I clan, riconosciuti come signori del narcotraffico internazionale, con profonde radici nel Nord Italia, costruiscono vere e proprie cittadelle nel sottosuolo.
Dal 2005 ad oggi, in Calabria sono stati rinvenuti 66 bunker.
Speciale: Mafia Bunker, Caccia ai Boss
Francesco Schiavone
Nel Luglio del 1998, dopo cinque anni d’incessanti ricerche, le forze dell’ordine riescono ad arrestare l’oramai indiscusso boss del clan dei Casalesi Francesco Schiavone, detto “Sandokan”. Ci sono volute più di quindici ore per stanare il famigerato boss dal suo bunker, parola che da quel giorno assume per la gente comune un significato diverso: non più semplice rifugio per guerre o esplosioni atomiche, ma nascondiglio di malavitosi e latitanti.
Raffaele Diana
Con un passato da killer spietato era diventato uno dei reggenti del clan di Francesco Schiavone. Si nascondeva anche lui a Casal di Principe. La polizia lo ha trovato in cunicolo nascosto dietro una scarpiera con due pistole calibro 9 cariche. Nel nascondiglio il Vangelo, libri su Padre Pio e dvd de Il Padrino e della serie Il Capo dei Capi.
Michele Zagaria
Era il superlatitante numero uno. Criminale da sempre, con il fratello Pasquale, detto Bin Laden, ha messo in piedi il business del cemento, provando a condizionare la costruzione della Tav e la bonifica dell’area dei Regi Lagni in Campania. Sulla parete del suo bunker sono stati rinvenuti tre monitor al plasma, necessari per tenere sotto controllo tutte le telecamere disseminate nel paese. Per aggirare le intercettazioni telefoniche, con i suoi affiliati comunicava attraverso una rete di citofoni, che gli consentiva conversazioni sicure rimanendo nel proprio bunker.
Francesco Pesce
Boss della cosca Pesce di Rosarno è stato arrestato l’8 agosto 2011 in un bunker costruito all’interno di un autodemolitore. L’operazione è stata condotta dai Carabinieri del Comando Provinciale e dei Ros di Reggio Calabria e dallo Squadrone Eliportato Cacciatori di Vibo Valentia.
Antonio Pelle
Capo della cosca Pelle-Vottari di San Luca, nella Locride è stato arrestato il 16 ottobre del 2008 in un bunker costruito in campagna. L’operazione è stata condotta dagli agenti della Squadra Mobile di Reggio Calabria e del Servizio Centrale Operativo di Stato.
Casal di Principe (Caserta). E’ un paese bunkerizzato. Strade strette incassate tra due file di case attaccate le une alle altre senza soluzione di continuità con mura di cinta alte 3 metri, rinforzate con cemento armato come se fossero compound. Il clan dei Casalesi, nato alla fine degli anni ’80, dopo una sanguinosa guerra per gestire i soldi della ricostruzione post terremoto, è diventato molto più simile a Cosa Nostra e alle cosche della ‘ndrangheta che non ai clan di Napoli e provincia. A Casale, Casapesenna e San Cipriano d’Aversa i boss non esibiscono il potere, ma lo esercitano in modo silenzioso, infiltrandosi nella gestione degli appalti pubblici e riciclando i soldi sporchi fuori dalla Campania.
Gioia Tauro (Reggio Calabria). Il porto di Gioia Tauro accoglie milioni di tonnellate di merci ogni giorno. Prezioso punto di accesso in Europa, fa gola alla criminalità organizzata e ai suoi traffici illeciti.
Platì (Reggio Calabria) Il paese viene distrutto nel 1951 da un’alluvione e poi ricostruito. Sotto le case si trova un labirinto di cunicoli: la città sotterranea abitata dai boss della ‘ndrangheta, che dopo l’alluvione sono partiti per la colonizzazione criminale del mondo. I boss controllano traffici illeciti tra il Canada e l’Australia, decidono il prezzo di partite di droga in Colombia, ordinano omicidi in Germania, ma sono costretti a nascondersi qui.
Polsi (Reggio Calabria) Il santuario della Madonna è il luogo dove si svolgeva l’incontro annuale tra i boss, venuti da tutto il mondo: da Australia agli Usa, dal Canada al Sud America e alla Germania.
Rosarno (Reggio Calabria). Il clan Pesce controlla non solo cocaina, ma anche armi e consenso attraverso la gestione di squadre di calcio. Il clan Pesce è uno dei più pericolosi, capace di comprare il potere attraverso la corruzione di pubblici ufficiali.
San Luca (Reggio Calabria) Da questo paesino dell’Aspromonte sono partiti i proiettili esplosi nel ristorante Da Bruno nella strage di Duisburg. Qui due famiglie, i Pelle e gli Strangio per quasi 15 anni si sono fatti la guerra.
Speciale: Mafia Bunker, Caccia ai Boss
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